Negli ultimi anni sempre più risparmiatori italiani si sono avvicinati alle criptovalute, spesso con investimenti contenuti e un approccio prudente. Proprio per questo motivo nasce una delle domande più frequenti: le criptovalute vanno dichiarate al fisco anche se si tratta di cifre basse e non si è venduto nulla?
La risposta, secondo la normativa italiana attualmente in vigore, è sì.
Obbligo di dichiarazione: non conta l’importo
Dal 2023 la disciplina fiscale italiana sulle cripto-attività è diventata più chiara e strutturata. Il principio fondamentale è che la semplice detenzione di criptovalute deve essere dichiarata, indipendentemente dall’importo investito e dal fatto che si siano realizzate o meno plusvalenze.
Questo obbligo non riguarda il pagamento di imposte, ma il cosiddetto monitoraggio fiscale, che serve all’Amministrazione finanziaria per conoscere l’esistenza di attività finanziarie detenute dal contribuente.
Dove si dichiarano le criptovalute
La detenzione di criptovalute va indicata nel Quadro RW della dichiarazione dei redditi.
Il Quadro RW non genera automaticamente tasse: ha una funzione puramente informativa.
Ad esempio:
- se nel corso del 2026 un contribuente acquista e detiene criptovalute,
- tali attività dovranno essere indicate nella dichiarazione dei redditi del 2027, riferita all’anno d’imposta 2026.
Questo vale anche se:
- non sono state effettuate vendite,
- non sono stati prelevati euro,
- l’importo investito è modesto.
Quando si pagano le tasse
Le imposte entrano in gioco solo in caso di vendita con profitto.
La normativa prevede una soglia di esenzione: le plusvalenze fino a 2.000 euro annui non sono tassate.
Solo la parte di guadagno che supera tale soglia è soggetta a imposta sostitutiva del 26%.
Se, invece, non si vende o si vende senza superare la soglia di 2.000 euro di plusvalenza, non è dovuta alcuna imposta.
Criptovalute custodite presso operatori italiani
Anche quando le criptovalute sono acquistate e detenute tramite operatori italiani (wallet o piattaforme con sede in Italia), l’obbligo di monitoraggio rimane. La differenza è che la documentazione è spesso più semplice e già espressa in euro, facilitando la compilazione della dichiarazione.
Errori da evitare
Un errore molto comune è pensare che:
“Se non vendo, non devo dichiarare nulla”
Questa convinzione non è corretta.
La mancata indicazione nel Quadro RW può comportare sanzioni, anche in assenza di imposte dovute.
Conclusione
Dichiarare correttamente le criptovalute è oggi un adempimento semplice ma fondamentale.
Con un corretto monitoraggio fiscale:
- si evitano problemi futuri,
- si resta pienamente in regola,
- si può investire con maggiore serenità.
Affidarsi a un professionista consente di gestire l’intero processo in modo rapido e sicuro, trasformando un possibile dubbio fiscale in una procedura chiara e ordinata.