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Contratto di locazione ordinario o canone concordato: confronto diretto e convenienza reale

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Quando si decide di affittare un immobile ad uso abitativo, una delle prime domande che il proprietario si pone è: meglio un contratto ordinario o un contratto a canone concordato?
La risposta non è mai teorica, ma dipende dai numeri, dalla tassazione e dal contesto dell’immobile.

In questo articolo mettiamo a confronto diretto le due tipologie di contratto, analizzando regole, durata, tassazione e rendimento, con un esempio pratico di affitto a 350 euro al mese, valutato su un periodo di 5 anni.


Cos’è il contratto di locazione ordinario

Il contratto di locazione ordinario, detto anche a canone libero, è disciplinato dalla Legge n. 431/1998.
La sua caratteristica principale è la libertà nella determinazione del canone: proprietario e inquilino stabiliscono liberamente l’importo dell’affitto, senza limiti imposti dal Comune.

Durata

La durata standard è:

  • 4 anni + 4 anni di rinnovo automatico

Alla scadenza dei primi 4 anni il contratto si rinnova, salvo disdetta motivata.


Cos’è il contratto a canone concordato (3+2)

Il contratto a canone concordato è anch’esso disciplinato dalla Legge n. 431/1998, ma si basa sugli accordi territoriali comunali stipulati tra associazioni dei proprietari e degli inquilini.

In questo caso:

  • il canone non è libero
  • deve rientrare in fasce minime e massime stabilite dal Comune
  • in cambio, il proprietario ottiene agevolazioni fiscali rilevanti

Durata

La durata è obbligatoriamente:

  • 3 anni + 2 di rinnovo automatico

Il “+2” non può essere eliminato o modificato.


Differenza chiave: libertà vs fiscalità

La vera differenza tra i due contratti non è giuridica, ma economica.

  • Il contratto ordinario privilegia la libertà sul canone
  • Il contratto concordato privilegia la riduzione delle tasse

Capire quale conviene significa fare i conti, non scegliere “a sensazione”.


Tassazione del contratto ordinario

Nel contratto ordinario il proprietario può scegliere:

  • regime IRPEF ordinario
  • cedolare secca al 21%

Nella pratica, la cedolare secca è la scelta più diffusa.

Con un canone di 350 € al mese:

  • canone annuo: 4.200 €
  • cedolare secca 21%: 882 €

Se l’immobile non è prima casa, l’IMU è dovuta per intero.

Esempio:

  • IMU annua: 1.600 €

Rendimento netto annuo (ordinario)

  • Incasso: 4.200 €
  • Tasse (cedolare + IMU): 2.482 €

👉 Guadagno netto annuo: 1.718 €


Tassazione del contratto a canone concordato

Nel contratto concordato è possibile applicare:

  • cedolare secca ridotta al 10%
  • riduzione IMU del 25%

A condizione che:

  • il canone rientri nelle fasce comunali
  • sia presente l’attestazione di conformità

Con un canone di 350 € al mese:

  • canone annuo: 4.200 €
  • cedolare secca 10%: 420 €
  • IMU ridotta (da 1.600 €): 1.200 €

Rendimento netto annuo (concordato)

  • Incasso: 4.200 €
  • Tasse totali: 1.620 €

👉 Guadagno netto annuo: 2.580 €


Confronto diretto: ordinario vs concordato (350 € al mese)

VoceOrdinarioConcordato
Canone annuo4.200 €4.200 €
Imposta sul canone882 € (21%)420 € (10%)
IMU1.600 €1.200 €
Tasse totali annue2.482 €1.620 €
Netto annuo1.718 €2.580 €

Guadagno netto in 5 anni

  • Contratto ordinario:
    1.718 € × 5 = 8.590 €
  • Contratto concordato:
    2.580 € × 5 = 12.900 €

👉 Differenza a favore del concordato: +4.310 € in 5 anni


Canone e possibilità di aumento

Contratto ordinario

  • maggiore libertà sul canone iniziale
  • possibile adeguamento ISTAT solo senza cedolare secca
  • aumento possibile alla scadenza contrattuale

Contratto concordato

  • canone fisso e predeterminato
  • vietati aumenti programmati
  • con cedolare secca: nessun ISTAT
  • aumento possibile solo con nuovo contratto a fine 5 anni

Arredamento e gestione

Dal punto di vista fiscale:

  • nessuna differenza tra arredato e non arredato, in entrambi i contratti

Dal punto di vista pratico:

  • il concordato è spesso usato per immobili non di pregio
  • l’ordinario è più frequente per immobili con maggiore valore di mercato

In entrambi i casi è consigliabile:

  • deposito cauzionale (fino a 3 mensilità)
  • clausola risolutiva per morosità
  • inventario se arredato o parzialmente arredato

Quando conviene il contratto ordinario

Il contratto ordinario può convenire quando:

  • il mercato consente canoni molto più alti
  • l’IMU è bassa o azzerata
  • il canone libero supera nettamente quello concordato

In assenza di queste condizioni, la tassazione più elevata riduce fortemente il rendimento.


Quando conviene il canone concordato

Il canone concordato è spesso la scelta migliore quando:

  • l’IMU è elevata
  • i canoni di mercato sono medio-bassi
  • si vuole un contratto stabile e fiscalmente efficiente

Con canoni come 350 € al mese, il concordato risulta quasi sempre più redditizio.


Conclusione

Il confronto tra contratto ordinario e contratto a canone concordato dimostra che la scelta migliore non dipende dal canone “lordo”, ma dal guadagno netto reale.

A parità di affitto di 350 euro al mese, il canone concordato consente:

  • di pagare meno tasse
  • di ridurre l’IMU
  • di ottenere oltre 4.000 euro in più in 5 anni

Per questo motivo, prima di firmare un contratto di locazione, è fondamentale analizzare la convenienza fiscale, valutando numeri, durata e contesto dell’immobile, possibilmente con il supporto di un consulente fiscale.